La scala che cigola
04. La scala che cigola
L'uomo si trova di fronte ad un enorme foglio bianco che non assorbe abbastanza inchiostro.
Ogni nuovo inizio è ostacolato, appare come una scalata. Una salita lenta e paurosa a strapiombo su una vallata buia. Una scalata che fonda la sua difficoltà sulla necessità di equilibrio tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Un equilibrio precario che, per natura umana, si fa disequilibrio creando così un'immagine chiara: ogni inizio è una scala dai gradini cigolanti e una ringhiera traballante. La scala danza al ritmo delle incertezze con ogni suo gradino tarlato, che da un momento all'altro rischia di cedere e terminare quel precario equilibrio così fortemente ricercato.
Ogni inizio è l'esplosione della forza di ognuno dei nostri cinque sensi. Ogni nostro senso deve orientarsi a percepire l'attimo: il suono dello scricchiolio, l'odore del legno marcio, vedere il gradino spezzato e tenere salda la ringhiera traballante. È così che diveniamo noi stessi il vero sostegno di quella scala, di quella scalata.
Certamente ogni gradino marcito risulterà un ostacolo ma ciò non sarà un male: l'ostacolo è un atto di inizio capace di renderci saldi e in equilibrio. Ogni ostacolo è atto di consolidamento che permetterà ad ogni inizio di giungere ad una fine ma l'unica vera fine (quella cioè che non concede possibilità di nuovi inizi) è la morte. La morte si concretizza come obiettivo della vita, come il suo punto, ne è il segno ortografico capace di dare un senso compiuto e uniforme.
Bisogna salire la scala e permettere che la fatica si sviluppi, che entri dentro, che si desublimi in un avvolgente forza, che ci permetta di concepire ogni ostacolo come parte della vita, come un inizio in sviluppo, come un tassello brillante della fine.