Matilde non vede

«Dai, posso farcela. Però non vedo un c****.» Così inizia “Matilde non vede", cortometraggio comico che racconta  la storia di una ragazza di 22 anni che vuole fare l’attrice. Un po’ goffa e insicura, ma al contempo determinata e molto divertente, Matilde è miope, ma odia gli occhiali - o meglio - odia vedersi con gli occhiali addosso e per questo porta le lenti a contatto. Il paradosso? Lavora nell’ottica di famiglia insieme a suo padre, che è totalmente ignaro delle sue ambizioni: fare l’attrice è un sogno che Matilde custodisce solo per sé.  

Col tempo la ragazza sviluppa un’allergia alle lentine, che raggiunge l’apice il giorno di un importante provino e il bruciore diventa talmente fastidioso da costringerla a toglierle poco prima del suo turno (i lettori miopi capiranno bene il disagio, a tutti gli altri consiglio di pensare alla sensazione di lost in confusion provocata dalle gocce dell’oculista).

“Matilde non vede”, per tematiche, genesi e produzione è uno short film che rappresenta i limiti: la protagonista non riesce ad accettarsi fisicamente, rifiuta gli occhiali e pone un muro tra sé stessa e lo specchio, rinchiude la sua vocazione dentro di sè. Da bambina soffrivo tanto per il mio apparecchio ai denti e ne avevo fatto un’ossessione, come gli occhiali per Matilde. 

Il cortometraggio è stato scritto e prodotto da un gruppo di ragazzi ventenni che limiti temporali e sociali li superano quotidianamente: da anni vivono a Roma e lavorano per fare  del cinema il loro futuro. Servono anche i percorsi che intraprendiamo ma che scopriamo essere sbagliati, i lavori che iniziamo ma non ci convincono, i tanti impegni e le corse in metro per riuscire a far tutto. Accettare noi stessi ci permette di essere più liberi.

Io interpreto Matilde e come lei per tanto tempo ho nascosto a tutti la mia passione per la recitazione, perché la triennale in Lingue mi sembrava più giusta come scelta. Crescendo ho capito che la scelta più ‘giusta’, a volte, è proprio il muro più alto tra noi e ciò che realmente siamo. Matilde è un po’ questo: un salto oltre quel muro di insicurezze che ci rendono insoddisfatti.

 

P.S.: grazie alla triennale in Lingue ho vinto un ruolo per uno spettacolo in inglese.