Parole tra i muri
Muri. Risuona nella testa la voce della mia mamma, che tra una risatina e l'altra mi chiedeva «Ma con chi parli, con i muri?». Papà che origliava i miei discorsi e, quando mi sentiva dire qualcosa di poco carino, mi rimproverava; gli chiedevo come facesse a saperlo, e lui rispondeva «I muri hanno le orecchie.»
Credo che parlare ai muri sia un’abitudine che non ho mai perso. Capita anche a voi di chiudervi soli dentro quattro mura per dare un po’ di spazio nella stanza, a quello che avete nella testa? Pugni al muro. Chiudo gli occhi: un respiro che arriva fino all’ombelico. Poi una miscela di fiato e i pensieri escono: spifferi dalla finestra che volano su una nuvola leggera. Ma i pensieri pesano, e cadono. Pioggia. Così lasciavo il mio cuscino bagnato e me ne uscivo anch’io, a godermi il sole.
È paradossale come, per scappare dai muri, ci rifugiamo tra altre mura. Ci appoggiamo la schiena e sentiamo un gelido schiaffo, quando invece avremmo bisogno di un abbraccio per riscaldarci. E invece no - bum! -, striscio la schiena e mi siedo a terra. Con me solo il silenzio, testimone dell’indifferenza.
“Mamma, papà, parlo ai muri perché tanto è come parlare a voi. Anzi, forse è vero che i muri hanno le orecchie. Almeno loro mi lasciano parlare, danno voce ai miei pensieri!” Nella mia stanza vuota: l’eco. Il suono torna da me e riesco ad ascoltarmi: io.
Non aspetto una risposta, ma la trovo da me. Se le parole pronunciate si disperdono nel vuoto devo essere io ad accoglierle per riordinarle. Questa era l’unica soluzione ai muri, poi ho deciso di romperli.
In inglese esiste un’espressione, ‘breaking the fourth wall’, che viene utilizzata quando un personaggio di uno spettacolo prende coscienza della sua natura fittizia. Ho scoperto di non essere il personaggio del copione, scritto da chi mi ha idealizzata, solo una volta rotto il muro, uscita dalle mura.
Di lì di barriere ne ho buttate giù tante altre: mentali, emotive, linguistiche e culturali... tra muri a cui ho deciso di non dare la schiena, perché volevano capire, mi sono capita anch’io. E così, sorretta da tante braccia, ho imparato a mia volta ad accogliere in caldi abbracci. Non che sia sempre la cosa giusta da fare, non che venga sempre bene. A volte alcune parole possono buttare giù i muri che non hanno fondamenta abbastanza forti, sta a te capire se è il caso di rinforzarli o se stanno meglio tra le macerie. L’obiettivo è costruire la tua casa con i pezzi che riesci a mettere insieme e con i muri che possono sorreggere anche te, quando ti ci butti contro.
Per sentirti a casa, anche se è fuori dalle mura in cui sei cresciuta.