Pensieri salati

«L’essere umano è composto da circa il 75% d’acqua».

Una volta ascoltate quelle parole, si era guardata istintivamente le mani. 

“Più della metà di ognuno di noi”, pensava.

“Acqua”, si ripeteva nella testa mentre si toccava i polsi esili.

“Forse è proprio lei a rendermi così ingombrante”, pensava.

Seguiva con lo sguardo le vene del braccio sinistro e immaginava quella sostanza attraversarle il corpo, rapida come un fiume che si dirige alla foce.

Nelle sue orecchie echeggiava un incessante sciabordio.

Quel rumore la infastidiva così tanto che avrebbe voluto costruire una diga e arginare tutta quell’acqua imponendole di fermarsi.

Adesso si sfiorava le gambe e seminava su di esse sguardi taglienti, intenti a scorgere le smagliature nascoste sotto i vestiti. Le immaginava trasformarsi in grandi onde d’acqua salata e le vedeva infrangersi contro le anche ossute, ora scogli rocciosi.

Percepiva le increspature del mare negli occhi e il sale sulle labbra.

Adesso, le sentiva muoversi nell’addome.

I frangenti spumeggiavano sul suo ventre lasciandole un profondo senso di vuoto.

Non mangiava da un giorno e sentiva lo stomaco bruciare.

Aveva appetito di quiete.

Pensava al momento in cui sarebbe giunta la bassa marea e quei pensieri travolgenti sarebbero divenuti placide onde.

Avrebbe sentito i raggi del sole accarezzarle il viso e la sabbia calda sotto le dita.