Devi giocare!

Quando colpisce il muro si forma una piccola chiazza scura.

«Che lancio debole. Dai, sta a te.»

Sotto la tettoia dietro la stalla c’è il tipico silenzio che segue gli acquazzoni estivi. Le bestie restano tranquille e al riparo mentre la luce del primo pomeriggio torna ad annacquare il cielo. Marco gli sta di fronte con un sorriso di sfida, il secchio di fianco a lui.

“Vediamoci alla fattoria del Cardi appena smette di piovere.”

Vittorio Cardi, nato tra due guerre e una dozzina di fratelli, piegato da niente e fiero di passare il testimone a Marco che nei campi, da un po’ di tempo, dava una mano e trovava il senso che perdeva le poche volte che frequentava scuola.

«No, non mi va.»

«Come no?»

Si piega, ne afferra un’altra.

«Sta a guardare.»

Il braccio viene portato dietro la testa, i muscoli si tendono e la maglietta gli si stringe attorno al bicipite. Questa volta prende anche la rincorsa, poi lancia. La nuova chiazza è più grande della precedente.

«Visto?»

Luca rimane immobile a fissare il muro.

«No, non me la sento.»

«Dai, muoviti.»

Quello per loro era stato il primo giorno di scuola, Marco intento a fumare nel bagno di fianco al suo, Luca a seguirlo con lo sguardo mentre aspettava di poter tornare in classe. Il legame tra loro si era creato senza un motivo manifesto.

«Vieni qui, fammi vedere cosa sai fare.»

Non avevano mai avuto qualcosa di davvero importante da condividere, ma alle richieste di Marco Luca aveva sempre ceduto.

Alla fine  decide di provarci e si avvicina, le vede: strisciano lente l’una sopra l’altra sul fondo del secchio.

«Non farti ingannare dalle dimensioni, dipende tutto da come colpiscono il muro.»

Le chiocciole si muovono come un unico corpo, con le antenne tese a esplorare l’angusto spazio della loro cattività e ignare di ciò che sta per succedere.

«No, non lo faccio.»

«E invece tu ora lo fai.»

Lo sguardo di Marco si fa più serio.

«Altrimenti?»

La sberla gli arriva dritta in viso.

«Ti ho detto che devi giocare!»