La notte in cui Fiamma divenne uomotoro

Il fatto era semplice e si compiva così: bàgnati le guance del sangue di una bestia e ti farai uomo. Una violenza piccola il prezzo di quell’evoluzione prodigiosa e finale.

Bastava buttasse sangue crepando, non importava quale animale. Ma la scelta, la portata dell’impresa, era ciò che regolava l’ordine sociale. Che tipo di uomo saresti stato lo decideva il rosso di cui ti eri imbevuto la pelle. Di Massimo, uomoserpente, si raccontavano le gesta con timore e deferenza: un anaconda un cobra un pitone si diceva avesse accoppato con le nude mani. Uomotopo non voleva esserlo nessuno, eppure ce n’erano anche di quelli: Lino e Claudio erano assurti al rango di adulti con un crimine tanto infimo e sciocco dall’averli relegati per sempre al fondo della gerarchia del gruppo. Poi venivano gli uominirana, gli uominipesce, gli uominiuccello — ogni successivo incremento di complessità nella cattura, uccisione e drenaggio dava accesso a una maggiore quantità di potere sociale.

Quel gioco iniziatico di sangue e ferocia si svolgeva d’inverno, ché il buio arriva prima e alle cinque del pomeriggio la notte è già fonda. I tredici anni erano l’età prescelta per diventare adulti, uomini: una volta l’anno la campagna si riempiva di urla adolescenti e animali.

A Fiamma poco importava di essere uomo donna bestia o bambina, le interessava indispettire Massimo, fratelloserpente, e le interessava correre tra i campi bui e sgolarsi e predare com’era concesso ai maschi. Si presentò alla notte in cui si diventava uomini e non ci fu modo di ricacciarla a casa. Quelli che adulti erano già diventati latrarono guerra dando inizio alla caccia e Fiamma sparì tra le frasche, occhi di furia, con gli altri tredicenni chiamati a dar prova della propria barbarie.

Di lì a un’ora tre bambini si erano fatti uomini: un colombo una biscia un gallo, le guance rosse inzuppate, di Fiamma non una traccia. 

L’attesa fu zitta e scura, le regole del gioco non contemplavano battute di ricerca nella notte in cui si diventa uomini. Massimo fingeva una calma gradassa ma sentiva già la cinghia del padre sul dorso.

Poi un grido, acuto e fortissimo, e al contempo un muggito greve e nero e rabbioso scosse le zolle del terreno umido. Venti ragazzi corsero, lepri, verso le stalle di là dei campi.