Spiderman
Con una puntina Allah l’ha fissato nel cielo per salvarlo. Impigliato ad un cavo dell’alta tensione, l’aquilone rosa si dimena nel vento: mosca intrappolata nella ragnatela. La piccola Duaa piange a dirotto e a niente servono le carezze di Fadwa. Che sfortuna, pensa Hamza guardando in alto. Intorno a lui, ogni bambino dice la sua. Tirarci qualcosa, una pietra o una ciabatta, macché è impossibile — saranno cento metri, no cinquecento, un chilometro! «Manco si vedono i cavi da quanto sono in alto!». L’aquilone è perduto, come il quartiere, come mamma e papà. No, qualcosa si deve fare per il povero aquilone, ostaggio di un jinn malevolo che ride delle lacrime dei bambini.
«Ne facciamo un altro», suggerisce Fadwa «è soltanto un giocattolo». «Era quello che mi aveva fatto papà». Hamza e Fadwa non seppero come rispondere.
I bambini, a convegno, dibattono ancora. «Ci vorrebbe Spiderman — suggerisce un bambino — servono le sue ragnatele, sennò la corrente ti frigge». «Ma che corrente — fa un’altro — l’hanno tagliata da giorni». Hamza si gira verso di lui. «Sei sicuro?»
Tutti ridono, urlano e riprendono con gli smartphone. Duaa ride di gusto e indica il fratello che passeggia nel cielo. Hamza si bilancia bene sui piedi e prova a reggersi con una sola mano al cavo sopra di lui. Trovato l’equilibrio, districa l’aquilone e lo lascia volare giù. Poi fa dietrofront e come un macaco nei documentari percorre la liana di gomma un passo alla volta.
Spiderman, che idea stupida, pensa Hamza mentre cammina sospeso sopra Gaza. Hanno spianato tutto con bulldozer e bombe, le sue ragnatele sono inutili qui. Una folata di vento lo costringe a fermarsi e a saldare la presa. Hamza strizza gli occhi e scruta oltre il confine. Chissà a cosa giocano i bambini laggiù.